giovedì 17 febbraio 2011

"Da lontano un ubriaco canta amore alle persiane"

A. crolla sul letto, sfinita. È stata una lunga giornata. O meglio, nottata. È un problema comune tra gli specialisti del settore iniziare a confondere giorno e notte, finchè non diventano un tuttuno, un fastidioso continuum senza pause.
Con il pollice destro accarezza lentamente la fibbia della cintura, che si slaccia e riallaccia per decine di uomini nella settimana lavorativa. Alle cinque di mattina finalmente, la cintura si slaccia solo per lei.
Si accantuccia sotto le coperte, questa volta senza paura di dover mantenere una distanza “professionale” a letto. Le energie scemano lentamente, il materasso affonda sotto i suoi glutei burrosi. Eppure A. non dorme, sono anni che soffre di insonnia. Si è creata i suoi rituali, che ogni notte rispetta, per far trascorrere il tempo. Dal cassetto del comodino tira fuori una grande scatola marrone, piuttosto anonima. La apre e fa dare una sbirciatina pure a ni. É piena di lettere e fiori secchi. Passa le dita delicate sui fiori. Un fiore per ogni luogo, così disse M. prima di partire. Ne avrà collezionati centinaia ormai, M. manca da cinque anni.
Sono sei mesi che non sa più nulla di lui. Non una lettera, non un fiore, nulla. L'ultimo che le mandò era un piccolo nontiscordardime, essiccato tra le pagine di un libro. Un nontiscordardime. Ora è tutto chiaro.

Un suono nella strada interrompe i suoi pensieri. Alle cinque e mezza solo gli ubriachi o i pazzi strillano per strada. Il suono si fa più chiaro, ed è tutt'altro che uno strillo quello che giunge agli orecchi di A. Una calda voce da tenore risuona nel quartiere vuoto, A. apre la finestra. È un ubriaco che canta amore alle persiane.
A. si concede qualche minuto per ascoltarlo, usa parole dolci e canta melodie sconosciute. Nei primi chiarori del giorno A. si dedica la canzone dell'ubriaco, si convince che è di sicuro un dono matto ed inusuale di M. Quell'uomo non è mai riuscito ad essere prevedibile.
A. stringe in pugno il nontiscordardime, poi lo lascia cadere adagio dalla finestra, e il vento lo poggia, guarda caso, proprio sulla spalla dell'ubriaco.

1 commento:

  1. Ma sei bravissima!
    Leggo sempre più volentieri i tuoi interventi... altro che "inutili" e non "particolarmente interessanti"! =)

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