Madrid. Linda l'amava così tanto. Sin da piccola l'aveva amata. E non venitemi a dire che non si può amare una città perchè Linda l'amava veramente. C'è chi ama le margherite, c'è chi ama i bambini e c'è chi ama Madrid. Una amore viscerale, innato e fortissimo. Lei sapeva bene che qualunque sarebbe stata la sua strada, l'avrebbe portata a Madrid. É un po' come la storia di Roma, tutte le strade conducono lì. Beh ecco, tutte le strade di Linda conducevano a Madrid. Il suo primo amore.
Chi non la conosceva bene pensava di primo acchito che fosse il violoncello il suo vero amore. La gente diceva di lei che fosse venuta al mondo con l'archetto in mano. Linda restava in un angolo, timida e schiva come era sempre stata, ma rideva dentro di sé, perchè i commenti di quella gente buffa e propensa alle opinioni popolari non le interessavano. Pensava che fossero tutti uguali, gente a cui si diceva pensa X e pensavano X e poi un giorno si diceva loro di pensare Y e tutti pensavano Y. E la chiamavano rivoluzione. Che creature buffe.
Questo pensava Linda, ma non lo diceva mai. Teneva tutto dentro e lo suonava. Perchè vedete, Linda non viveva la vita, Linda la suonava. Lo faceva in un modo mai visto, vi farebbe ribollire il sangue nelle vene, un brivido vi attraverserebbe la colonna vertebrale e vi scuoterebbe fuori dalle vostre misere vite.
Un giorno finalmente raggiunse il suo amore. Con il violoncello sulle spalle e trascinando la valigia, portò la sua vita a Madrid. Si tagliò i capelli corti, perchè Madrid esigeva un cambiamento radicale, sia estetico che interiore. Poi iniziarono le audizioni. Audizioni su audizioni su audizioni. Ma niente andava mai bene. Era troppo timida per suonare in una jazz band, volevano una presenza importante che sapesse tenere il palco, era troppo all'avanguardia per un orchestra sinfonica, era sempre così, o troppo o troppo poco. Quel dannato punto medio che rimane nel grigiore senza mai trovare definizione.
Non ci volle molto tempo perchè Linda capisse che il suo amore non era affatto ricambiato. Madrid la trattava come un'ospite indesiderata. Perchè vedete, Madrid è un po' puttana, finchè hai qualcosa da offrirle si interessa e ti tratta bene, altrimenti ti respinge, diventa un'amante frigida e svogliata. Così Linda finì a lavorare come cameriera in un ristorante. Tutto sommato un buon mestiere che le assicurava uno stipendio minimo e le permetteva di pagare l'affitto di un modesto, per non dire cadente, appartamento fuori città. Ma la ferita di Linda non si è ancora rimarginata. Madrid, la ciudad traicionera, l'ha attirata con una promessa e l'ha imprigionata nelle sue grinfie, ha fatto di lei un piccolo ingranaggio della grande macchina produttrice. Eppure Linda ha saputo riprendersi la sua libertà, e in un qualche modo, si è presa una piccola rivincita su Madrid,. Ogni pomeriggio, quando non lavora, la trovate in una traversa di Calle Mayor che suona il violoncello. Suona le sue dissonanze e i suoi dolori con la stessa forza con cui ha sempre suonato la vita. L'archetto si muove leggero come fosse il fioretto di un moschettiere, ma è al contempo rapido e violento,affonda nel cuore dell'aria di quella città che l'ha attrata e non l'ha mai voluta, la ciudad traicionera che le ha spezzato il cuore. Madrid.
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