Le otto e mezza e non si ancora
presentato nessuno a casa.
Apro il frigo, controvoglia. È vuoto.
O meglio, ci sono un sacco di cose non
combinabili tra loro. Pomodori, formaggio, cosa-non-identificata
avvolta dalla carta, un mazzo di carciofi (forse i resti di un amante
con pessimo gusto in materia di fiori, ridacchio). Pane. Baguette.
Stasera bruschette, decido.
Rapido, semplice, economico e
soprattutto un cibo che riempie. Oh sì, un'ottima opzione.
Tra l'aglio,l'olio e la baguette spunta
un po' di malinconia. Due anni fa, l'Erasmus, un austriaco che
cucinava per un'italiana, sembra quasi una barzelletta a pensarci. Il
mio austriaco che chiamavo fratellone e che di rimando mi chiamava
sorellina. Il mio austriaco con cui facevo la spesa o prendevo il tè,
parlavo di scelte di vita o facevo gossip.
Il tipo di cose che scaldano il cuore.
Il tipo di cose che mancano quando non ci sono più.
Ma il frigo vuoto forse insegna a
trarre il meglio da quello che si ha. Il cibo che riusciamo a
cucinare non dipende dalla quantità degli ingredienti, ma dalla
nostra abilità nel saperli combinare bene, penso.
Sta a noi riuscire a gioire di quello
che abbiamo, senza rimpiangere il passato.
Anche se a volte, a ripensarci, il
passato ci manca.
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