Camminavano
l'uno a fianco all'altra in riva al mare, come mille volte avevano
fatto, da innamorati.
Basta
un secondo, uno sguardo, il tocco gelido di due mani disincantate per
capire che un amore è finito. Perchè l'amore si consuma, dicono
bene, poi un giorno giunge alla fine, come il fondo del vino
migliore, vorresti non arrivarci mai, vorresti evitarti quel sorso
amaro.
La
notte profumava di fiori e di sabbia bagnata. Lei con la coda
dell'occhio lo spiava ogni tanto, lui camminava con l'aria
trasognata, con la testa da un'altra parte e le mani in tasca,
fischiettava un vecchio blues. Ognuno restava solo col silenzio delle
parole non dette. È così triste, pensava Nina, quando non si ha il
coraggio di lasciare la presa, non si ha la forza di parlare perchè
i suoni rimangono imprigionati in gola. Si sedettero su una sdraio
abbandonata lì da qualche bagnino distratto. Il silenzio era
diventato osservazione del mare in notturna. I passanti avranno
pensato che erano una bella coppia, avranno pensato che era il loro
momento romantico.I passanti non lo sanno riconoscere un amore che
lentamente si sbriciola. Loro intanto non avevano il coraggio di
guardarsi, Manuel aveva lo sguardo fisso sui riflessi della luna
sull'acqua, Nina osservava i cocci di una bottiglia rotta sparsi in
mezzo alla sabbia. Pensava che un giorno sarebbe stata come quei
pezzi di vetro, il mare avrebbe smussato i suoi punti affilati,
avrebbe levigato via la sua appartenenza a quella bottiglia. Non
avrebbe avuto spigoli aguzzi ma morbide rotondità lisciate dal
tempo. “Ogni cosa è già fatta, ogni cosa è già detta” disse
Manuel assorto “quando vedi che un racconto è finito”. Furono le
uniche parole che si pronunciarono quella sera tra i due.Lei
aveva gli occhi colmi di lacrime, ma fu attenta a non versarne
nemmeno una, almeno fintanto che era con lui. Manuel la riaccompagnò
sotto il portone, come aveva fatto da due anni a quella parte, lo
stesso portone davanti al quale si erano scambiati baci appassionati,
il portone con un gradino logoro davanti, sul quale per tante sere
erano rimasti a perdersi negli occhi l'uno dell'altro. La strinse
forte, in un abbraccio quasi apologetico, come se si volesse scusare
delle parole non dette e delle bugie dette. Per qualche secondo Nina
rimase appoggiata al suo petto, come quando ci si addormentava
cullandosi al ritmo del suo cuore. Venne il momento dei saluti, viene
sempre, presto o tardi. Si guardarono con le labbra a distanza di
millimetri, poi Nina si divincolò da quello sguardo, aprì il
portone e sparì su per le scale. Manuel rimase lì, mezzo attonito
mezzo intontito, a osservare una porta chiusa, a sperare di poter
tornare indietro di mesi. Poi si allontanò anche lui,e mentre se ne
andava il suo passato restava indietro. Accennò qualche passo di
valzer nella strada vuota lungo il mare, abbracciando un'inesistente
partner di ballo,e pensando a quante bugie ci si deve raccontare per
riuscire a stare bene.
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