giovedì 5 aprile 2012

Quando vedi che il racconto è finito


Camminavano l'uno a fianco all'altra in riva al mare, come mille volte avevano fatto, da innamorati.
Basta un secondo, uno sguardo, il tocco gelido di due mani disincantate per capire che un amore è finito. Perchè l'amore si consuma, dicono bene, poi un giorno giunge alla fine, come il fondo del vino migliore, vorresti non arrivarci mai, vorresti evitarti quel sorso amaro.
La notte profumava di fiori e di sabbia bagnata. Lei con la coda dell'occhio lo spiava ogni tanto, lui camminava con l'aria trasognata, con la testa da un'altra parte e le mani in tasca, fischiettava un vecchio blues. Ognuno restava solo col silenzio delle parole non dette. È così triste, pensava Nina, quando non si ha il coraggio di lasciare la presa, non si ha la forza di parlare perchè i suoni rimangono imprigionati in gola. Si sedettero su una sdraio abbandonata lì da qualche bagnino distratto. Il silenzio era diventato osservazione del mare in notturna. I passanti avranno pensato che erano una bella coppia, avranno pensato che era il loro momento romantico.I passanti non lo sanno riconoscere un amore che lentamente si sbriciola. Loro intanto non avevano il coraggio di guardarsi, Manuel aveva lo sguardo fisso sui riflessi della luna sull'acqua, Nina osservava i cocci di una bottiglia rotta sparsi in mezzo alla sabbia. Pensava che un giorno sarebbe stata come quei pezzi di vetro, il mare avrebbe smussato i suoi punti affilati, avrebbe levigato via la sua appartenenza a quella bottiglia. Non avrebbe avuto spigoli aguzzi ma morbide rotondità lisciate dal tempo. “Ogni cosa è già fatta, ogni cosa è già detta” disse Manuel assorto “quando vedi che un racconto è finito”. Furono le uniche parole che si pronunciarono quella sera tra i due.Lei aveva gli occhi colmi di lacrime, ma fu attenta a non versarne nemmeno una, almeno fintanto che era con lui. Manuel la riaccompagnò sotto il portone, come aveva fatto da due anni a quella parte, lo stesso portone davanti al quale si erano scambiati baci appassionati, il portone con un gradino logoro davanti, sul quale per tante sere erano rimasti a perdersi negli occhi l'uno dell'altro. La strinse forte, in un abbraccio quasi apologetico, come se si volesse scusare delle parole non dette e delle bugie dette. Per qualche secondo Nina rimase appoggiata al suo petto, come quando ci si addormentava cullandosi al ritmo del suo cuore. Venne il momento dei saluti, viene sempre, presto o tardi. Si guardarono con le labbra a distanza di millimetri, poi Nina si divincolò da quello sguardo, aprì il portone e sparì su per le scale. Manuel rimase lì, mezzo attonito mezzo intontito, a osservare una porta chiusa, a sperare di poter tornare indietro di mesi. Poi si allontanò anche lui,e mentre se ne andava il suo passato restava indietro. Accennò qualche passo di valzer nella strada vuota lungo il mare, abbracciando un'inesistente partner di ballo,e pensando a quante bugie ci si deve raccontare per riuscire a stare bene. 



Nessun commento:

Posta un commento