sabato 31 marzo 2012

Pazienza di natura.

Vi racconterò una storia che non vi piacerà. Forse vi farà un po'schifo. Ma non mi importa.
Ho promesso a me stessa che Stream of Consciousness sarebbe stato mio, nel senso che l'avere dei lettori non mi avrebbe influenzato nel mio scrivere o non mi avrebbe impedito di scrivere una cosa piuttosto che un'altra.
Io sono io, leale a me stessa. Gli altri capiranno.

La scorsa estate ho fatto un trekking con un gruppo di amici, è stata una esperienza stupenda. Forse è l'aria mistica che hanno le montagne, il silenzio, l'essere con gli altri e al contempo il camminare da soli...
In tutto questo, io avevo uno scarpone che mi stringeva un po' e mi faceva male. Quando l'ho tolto, l'unghia dell'alluce era diventata tutta nera. L'ho fatta vedere a mia mamma e mi ha detto che ci sarebbe voluto tempo prima che tornasse normale, sarebbe dovuta ricrescere completamente l'unghia e ci avrebbe messo circa un anno.
Ora è più o meno a metà.
Lo so che può farvi schifo, o forse lo troverete un po' idiota, ma a me quell'unghia dà la misura della pazienza che devo avere. Le cose migliorano lentamente, un passo alla volta. E a me lo ricorda quell'unghia, che deve continuare a crescere.
Ho sempre avuto rispetto per i segni che la vita lascia sul nostro corpo. Le mie cicatrici non le nascondo,  soprattutto se sono segni della fatica o dell'acqua che mi è scorsa addosso. Guardo quell'unghia e mi ricordo quanto faceva male camminare con lo scarpone stretto. Mi ricordo che devo pazientare se voglio che torni come prima. La natura deve fare il suo corso.
Forse è stato l'avere tutto alla portata di "click" che ci ha fatto diventare impazienti e irrequieti: se il computer ci mette più di un minuto e mezzo ad accendersi, scalpitiamo e ci domandiamo perchè sia così lento. Abbiamo perso il ritmo naturale delle cose, l'arte di saper aspettare di stare meglio.
Meglio un uovo oggi.
Ancor meglio tutto, e subito.
Grazie a dio non tutto è perduto, la natura ancora ci obbliga a rispettare i suoi tempi, nonostante abbiamo inventato le primizie e la migrazione nei paesi caldi quando fa freddo.
La natura ci obbliga ad aspettare, ad assaporare. Ci invita a fermarci a pensare. Ci dimostra che chi ha pazienza, ottiene.
Sono le cose sciocche che me lo ricordano.
La mia unghia ad esempio. O i rami dell'albero che osservo dalla mia finestra, quest'inverno carichi di neve  ed ora ricolmi di gemme, promesse di fiori.
La natura ci invita ad andare un po' più piano.
Vale la pena assecondarla.


1 commento:

  1. La natura può dare l'impressione di essere paziente, ma in realtà è la forza e la ferocia del mondo. Gli alberi che non hanno fiori da offrire alle api sono morti. Le api pazienti e generose che non avevano ne pungiglione ne ali sono tutte morte. Le unghie sono forse l'esempio più teribile... sono state create per afferrare le prede e per dilaniarle e chi è nato senza in natura è morto. Chiara è semplice selezione naturale si chiama. Ma nellà pietà, nella pazienza e nella speranza dell'uomo si arresta la carica della fame che da sempre ha dominato il mondo. Sta a noi scegliere se assecondare la brama di sangue e di nemici caduti che ha forgiato ogni predatore su questo terra e, si anche l'uomo, oppure guardare altrove e annaffiare quelle piante, che anche se non hanno fiori sono comunque, per qualche misterioso motivo...belle. E poi l'uomo annaffia anche la Marijuana : )

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