giovedì 23 agosto 2012

Scuola di vita

Il più delle volte non ci si rende conto del peso delle parole che si usano.
Parliamo così. Come se fosse niente . Parole come aghi sottili, ci sfuggono tra i denti e vanno a pungere qualcun'altro.

Ieri una persona mi ha detto che secondo le leggi del karma, nella vita non possiamo andare avanti finchè non   abbiamo imparato la lezione. Giunge a fagiolo questa rivelazione, dato che mi trovo a dover affrontare di petto un appuntamento che l'anno scorso aveva infranto qualche sogno,mi aveva spezzato il cuore e  scombussolato la vita.
Provo a mettere in fila gli eventi, senza successo. Come tanti piccoli anatroccoli che inseguono mamma anatra vorrei che i miei progetti fossero tutti finalizzati a uno stesso grande scopo. E, fino a un anno fa, avevano avuto un'incredibile linearità.
Quest'anno ho fatto dei giri assurdi.
Ho raccolto tanta luce, tante piccole luci, anche se non tutto quello che ho incontrato era luce. Quest'anno mi ha fatto bene al cuore.
Ma non è stato finalizzato. è quello che la gente potrebbe definire "un anno perso". è quello che io stessa fino a pochissimo tempo fa avrei definito "un anno perso". Ora mi piace definirlo,un anno che io ho strappato al mondo e al suo frenetico sviluppo. Un anno che è sfuggito al progetto maggiore, per dimostrarmi che la vita non ha sempre un chiaro scopo prefissato, facile da perseguire. Nel cammino dobbiamo inciampare, per farci delle domande, per metterci in discussione. Per vedere se le porte chiuse ci scoraggiano oppure no.
Per imparare che davanti alle porte chiuse, dobbiamo continuare a bussare.

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