Era ora di tornare.
Forse era la città che ne aveva bisogno, forse era scrivere che mi mancava, resta il fatto che sono qua.
Le quattro mura che mi circondano sono diverse ancora una volta, d'altronde anche io,sempre il solito instancabile paguro. Una manciata di paure e un fagotto sulle spalle, che sia pieno di vestiti o aspettative, nessuno può dirlo.
Ritorni. Quanti ce ne sono stati, quanti ce ne saranno. Luoghi odiati, luoghi amati, a volte è il cammino che cerca te, e non l'opposto. Mi scontro di nuovo contro questa città spigolosa, ma la sua oscurità è sempre la stessa, accoglie le mie parole con morbidezza, nonostante le sue ruvidità.
Scendo gli ultimi gradini della stazione e un soffio di vento mi sorprende, sembra quasi che sussurri: "ritorni!".
Quasi come se questo posto fosse contento di rivedermi.
Nessun commento:
Posta un commento