mercoledì 14 novembre 2012

Boa che digeriscono elefanti e vivere all'essenza

La notte è il mio tempo. Stretta tra la luce soffusa dell'abat-jour, il profumo di una candela aromatizzata che brucia e le morbide lenzuola, mi fermo, respiro, rifletto. Mi godo le mie solitudini piene.

Stasera, per caso, nella monotonia di tutte le sere in cui scorro facebook con aria annoiata, mi sono imbattuta nel disegno del boa che digerisce l'elefante, catapultato tra altri mille link poco significativi direttamente dal Piccolo Principe. Mi strappa sempre un sorriso quel disegno. Mi riporta ai miei valori, alle cose che un giorno ho deciso e stabilito che sarebbero state le mie priorità nella vita.
Il boa che digerisce l'elefante rappresenta tutto quello che è palese, è ovvio, ma smette di esserlo quando perdi prospettiva su di esso. Il boa che digerisce l'elefante diventa un cappello quando perdi la visione d'insieme.

Una volta, una persona saggia mi ha detto che la prospettiva da mantenere sulla vita è come la prospettiva che si deve avere quando si attraversa un bosco.Non bisogna dimenticare l'insieme degli alberi, perchè altrimenti si rischia di perdere la strada, ma non bisogna nemmeno distogliere lo sguardo dal singolo albero che ci si trova davanti, altrimenti si rischia di sbatterci contro. è tutta una questione di equilibri tra il generale e il particolare.

Il boa che digerisce l'elefante stasera mi ha ricordato di quello che è il contorno della mia vita e di quello che la compone realmente. Un giorno, lo ricordo bene, ho stabilito che la mia vita sarebbe stata una perpetua ricerca dell'essenza delle cose. Perchè a mio parere, solo il vivere l'essenza delle cose ci consente di vivere davvero. L'essenza di qualcosa di solito è formata da due, forse tre elementi semplici, alla base di tutto. L'essenza è quello che ti ricordi della giornata prima di addormentarti, vivere l'essenza significa pensare alle cose che ti hanno fatto veramente stare bene durante il giorno. Mi capita che siano spesso degli sguardi, dei gesti, dei sentimenti che ho sentito forti nei confronti di qualcuno. Una pacca su una spalla, uno sguardo di complicità, una sensazione di forte solidarietà con qualcuno. Senza tralasciare i baci e gli abbracci, e oh, le parole sincere, quanta essenza ci trovo.

Non mi riesce di fare bene il mio lavoro, non mi riesce di essere un'inteprete nata, e mi ci arrovello, mi ci abbatto, mi ci arrabbio, ci piango. E poi ci penso su e capisco che il mio lavoro è solo un lavoro. Un lavoro, nient'altro. Forse, una cosa che credo che qualcuno abbia dimenticato,è che il lavoro non è la nostra vita. Semmai, ne è una componente, importante o meno. Ma una parte, ben precisa, ben delineata e limitata.  Quello che voglio dire è che non è il lavoro, l'essenza. Alla fine della giornata il lavoro è stanchezza, principalmente. La passione che deriva dal proprio lavoro, quella è essenza. La scintilla negli occhi di qualcuno quando lavora o parla del proprio lavoro, la voglia di fare bene le cose e farle fino in fondo, questo è qualcosa che voglio vivere. Questa è essenza.

Il Boa che digerisce l'elefante mi fa sempre andare lontano con i pensieri, mi fa fare elucubrazioni mentale che generano questo tipo di pezzi sul blog, sconnessi e senza senso. Ciò che amo di più, del boa che digerisce l'elefante, è che per quanto lontano mi faccia andare, mi fa tornare sempre a me stessa, vicina più che mai ai miei valori, che sono lì, rispolverati, riscoperti, pronti ad affrontare, all'interno del bosco della mia vita, ogni singolo albero che incontro sul mio sentiero.








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