Quella dell'equilibrista è una scelta, è un mestiere apparentemente come tanti altri, lo pagano per farlo. Ma, mi chiedo, l'equilibrista quando mette piede sul filo per la prima volta, lo saprà che cosa vuol dire il vuoto sotto i piedi? Saprà che cosa significa non avere appigli né agganci ma solo se stesso su cui contare?
L'equilibrista secondo me non lo sa che cosa vuol dire il panico del vuoto, non sa che cosa vuol dire la vertigine a metà strada. Che cosa fa quando si blocca lì, a svariati metri da terra, nel bel mezzo del cammino tracciato da un filo teso tra un palo e l'altro? Pare un gatto bloccato sull'albero, immobile e terrorizzato, basta un soffio di vento per distruggere il suo equilibrio precario. Il pubblico se ne va, fischiandogli,deluso. L'equilibrista resta lì, rigido e immobile, senza fare neanche un passo, fino a che le luci si spengono, tutti svaniscono, persino il direttore del circo che come un padrone paziente era rimasto là sotto a incoraggiarlo.
E allora, raccontatemi vi prego, che fine fa l'equilibrista? Gli insegnano a volare e plana giù? O rimane appeso al filo con un dito? O rimane lassù pietrificato dalla paura? O qualcuno lo va a prendere in braccio a mo' di sacco di patate per portarlo giù?
Vedete, ho bisogno di saperlo perchè ci sono io lassù, bloccata, pietrificata, immobilizzata a metà del filo.
Allora, che fine fa l'equilibrista?
Secondo me l'equilibrista la prima volta che affronta il filo avrà una rete di protezione per attutire la caduta o per incoraggiarlo ad andare avanti, senza paura.
RispondiEliminaNella vita, in caso di caduta, noi equilibristi avremo sempre la nostra rete fatta di amici, di persone speciali che sapranno incoraggiarci ad andare avanti, senza paura, o saranno pronti ad attutire le nostre cadute.
Con tanta fiducia =)