mercoledì 18 settembre 2013

Learning how to fall

Il rumore dell'acqua è lontano, come se venisse chissà da dove, altro che tubature. Un altro pianeta. 
Mi spoglio, e da nuda mi guardo allo specchio di profilo. Tiro in dentro la pancia, sarei troppo esile, penso, una sottigliezza così innaturale a chi potrebbe piacere? Praticamente senza volume, in due dimensioni. Rilascio con un sospiro la mia morbida pancetta. 
Mi rintano sotto l'acqua calda, passo un paio di minuti semplicemente sentendola su di me,  forma rigoletti sulla mia pelle, e poco a poco bagna tutti i miei capelli. 
Spero che l'acqua serva  a mandare via il peso, ma non credo ci stia riuscendo, è un peso reale, fisico, come una mano che mi preme addosso.

Penso a Matías, a quello che mi diceva, che le persone che sono all'università hanno solo il problema di passare l'esame seguente. Che le persone intorno a lui non avevano gli stessi suoi problemi. Lui passava periodi senza mangiare perchè non lavorava o non aveva la borsa di studio. E i miei problemi mi apparivano così sciocchi. Eppure i suoi problemi non hanno risolto i miei. Forse li hanno nascosti, li hanno travestiti come dei clown ridicoli. 

Ho imparato l'importanza della prospettiva, ma anche l'importanza delle mie sensazioni, e il loro valore. 
Mi lavo con la speranza che il macigno sul mio petto sia idrosolubile, ma non cede di un millimetro. Una sensazione di totale incapacità mi pervade, me la sento fisicamente, come se partisse dai polmoni e da lì scorresse a tutto il corpo, come ossigeno nel sangue. Come un uccellino che calcola male la curva del proprio volo e finisce contro il muro, una, due, tre volte,senza riuscire a superarlo, mi sento stupida. Dal basso guardo sconsolata l'ostacolo, che sembra sempre più insuperabile. 

Nel tempo ho imparato anche a combattere i miei spettri con la ragione, con argomentazioni forti e ben supportate. C'è un arma che sfodero contro il mio senso di inadeguatezza, il mio sentirmi stupido uccellino, e non maestosa aquila: si tratta della coscienza del fallimento. Non sono mai stata orgogliosa del dover riprovare e riprovare prima di raggiungere alcuni risultati, eppure ho scoperto l'importanza di saper ammettere, accettare il fallimento come parte della vita. Il non essere sempre all'altezza delle proprie aspettative è quello che si rischia volando senza saper volare. Ho scoperto l'arte del saper fallire, perchè prima o poi capita a tutti, e se cadi su un bel paio di chiappe morbide, abituate ad ammortizzare i colpi, fa meno male. E' quasi artistico alla fine, una piroetta e sei a terra. Prima o poi i muri si sfondano, a furia di volare e calcolare la traiettoria si riuscirà a volare sopra, o sotto, o di fianco.
La vita ci suggerisce che la strada non è standard, ognuno traccia la propria. Ma è importante saper accettare, il prima possibile, di non essere infallibili. E quando sei a terra, forse, basta una risata a farti capire che non è poi la fine del mondo, che il muro che credi così alto è forse soltanto un sassolino nella tua scarpa. 

Chiudo il rubinetto dell'acqua, e uno spiffero di aria gelida mi avvolge, richiamandomi alla realtà dopo una doccia di riflessioni. Mi avvolgo nell'asciugamano, con un peso sul cuore forse meno opprimente,con cui imparo a convivere, giorno dopo giorno, finchè non diventerà una parte di me. 

"You got to learn how to fall 
before you learn to fly"
Paul Simon 


Nessun commento:

Posta un commento