lunedì 29 settembre 2014

Mentire a se stessi

Tutte le mattine, da venticinque anni, ti svegli,ti lavi il volto e ti soffermi davanti allo specchio. Certe mattine più di altre, certi giorni è più piacevole, certi giorni ti dici, se non avessi la curvetta al naso, la pancetta, quel dannato brufolo, forse...

è strano ed incredibile come ci rimbalziamo addosso a volte.

Venticinque anni con lo stesso corpo, la stessa anima, o come volete chiamarla quella scintilla che ci illumina gli occhi quando ci appassioniamo. E in realtà non ti conosci. Le tue mani le conosci bene, mille volte le hai osservate, nei pori, nelle impronte digitali, nelle curve delle dita, le nodosità delle articolazioni, la stratificazione delle unghie. Una parte così semplice e così rivoluzionaria di te. Cosa non può creare la tua mano?
Passi la vita a pensare che cosa puoi creare, che cosa puoi fare di te stessa, con te, con le tue mani. 
E ti dimentichi di esplorare. Di conoscerti. 
Ti dimentichi di quel viaggio interiore, così importante.

A volte, in treno, quando ne ho la possibilità, mi guardo attorno e costruisco vite per le persone che ho davanti. Costruisco storie, destinazioni, relazioni. Mi bastano pochi secondi e ho carta d'identità immaginaria e il passato fittizio della persona seduta di fronte a me. Mi rendo conto di quanto l'aspetto esteriore delle persone mi influenzi. Un ciondolo con una perla e un paio di orecchini d'oro sono sinonimo di regolarità, conservatorismo, voglia di famiglia e di casa. 

Mi rendo conto di quanto siamo tutti propensi a incasellare. Quattro aggettivi e la personalità è già creata. Senza sfaccettature, senza sfumature, personalità in due dimensioni. Perchè, diciamocelo, tutto ciò che è incasellato ed etichettato è facilmente comprensibile, e quindi si può controllare. Tutto quanto non comprendiamo sfugge al controllo del nostro cervello, ecco, quello fa paura, perchè non c'è casella, non c'è etichetta, non si può controllare.

Credo che ci siamo talmente abituati a incasellare gli altri, che alla fine è quello che ci aspettiamo anche da noi stessi. Vogliamo comportarci sempre di conseguenza, con comportamenti coerenti e "socialmente accettati". Vogliamo un riconoscimento dalla società, l'etichetta di "brava persona" appiccicata sulla fronte. E quando ciò non accade non ci riconosciamo più, diciamo che non siamo più noi, che abbiamo perso il controllo, che ci stanno sfuggendo di mano le cose. Non ci accettiamo come diversi da come ci immaginiamo.

Ecco, tu e il tuo dannato specchio che tutte le mattine da venticinque anni accoglie la tua immagine. Quanto di quella persona sei veramente tu, quanto è l'immagine che gli altri ti hanno cucito addosso, che hai inconsciamente accettato, perchè sì, in fondo non è male come idea di te stesso? Il problema forse è quello. La nostra proiezione di noi stessi, versus il noi stessi reale. Il noi stessi imperfetto, forse incoerente, a tratti maligno, a cui piace il filo di perle, ma anche il cappello stravagante. Le sfaccettature, le sfumature, tutto quello che esula dal controllo, dall'etichetta, da quello che possiamo accettare, tutto quanto, tutto viene a galla. 

D'improvviso.

D'improvviso un attacco di panico. 
Perchè non puoi più essere quello che gli altri vogliono, il tuo io scalpita per uscire, e il suo scalpitare è il tuo cuore che batte forte, i limiti che gli imponi con la tua immagine proiettata sono i tuoi arti rigidi che rifiutano di muoversi.

dio solo sa quanto ne avevi bisogno. Di rompere lo specchio, smettere di rimbalzarti addosso,smettere di incasellarti, definirti e così proiettarti, così da risparmiare il lavoro agli altri. Non devono nemmeno fare lo sforzo di immaginazione. 

Sei libera. Non hai confini. Puoi spaziare, da una parte all'altra, un'intero spettro di sfumature tra cui scegliere, senza costrizioni. Sei libera dagli altri, dai loro limiti, sei libera dalla te stessa fittizia e stretta che ti avevano costruito attorno.

Adesso puoi finalmente scoprirti, esplorarti. E inizia un nuovo percorso.

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