sabato 13 dicembre 2014

Seduta nella valigia

Tiro fuori la valigia.
Lui la guarda, sospettoso, come se nascondesse chissà che. Ha quel modo di guardare le cose, il mio cane, di studiarle, come se potesse attraversarle con lo sguardo.
L'appoggio sul pavimento, aperta, e mi giro dall'altra parte per prendere i vestiti, tutti già posizionati sul letto.
Tempo un nanosecondo e il mio cane è sparito dalla mia vista. Con una mossa goffa balza di fianco alla valigia, la annusa, e poi decide di sedercisi dentro.
Non di fianco, proprio dentro.
Come a dire "no dai, non partire" oppure, "se proprio devi partire portami con te".

Ha un modo di comunicare con me, questa bestiola, che è più effettivo di tante parole. Trasmette un senso con le azioni, un'effettività che manca alla comunicazione verbale.
Una capacità che spesso manca agli esseri umani.

Vorrei imparare anche io da lui. Sedermi nella valigia per non lasciare andare via le persone, anzichè cercare di convincermi che andrà bene, che starò bene comunque.
Fare fronte ai fatti, non cercare sempre di accettare le conseguenze.
Stanca così tanto costruirsi armature di cartapesta, all'apparenza protezioni spesse per la nostra vulnerabilità, ma che si sciolgono alle prime gocce d'acqua.

Non possiamo disturbarci, non vogliamo interferire. Non vogliamo appartenerci, nati liberi, liberi siamo di andarcene quando vogliamo. Il senso del possesso mi attrae e mi respinge, come anche la nostalgia, le due facce della luna, oscurità e luce.
Forse un giorno mi troverai, seduta nella tua valigia, a prendere in mano la mia vita e dare una chiara direzione ai miei desideri.

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