Macchie di yogurt, macchie di caffè, bucce di banane, bustine di tè.
Tra una pausa studio e l'altra (le pause finiscono per essere sempre più intense dello studio), curioso, divago, mangio, macchio i fogli e i pantaloni e così, en passant, penso.
Perdo tempo (o prendo tempo?sposti la r aggiungi una n e ottieni tutt'altro significato) nel rileggermi, rivivere i momenti, capire perchè ho scritto quello che ho scritto.
E mi ritrovo così simile, oggi potrei riscrivere tutto, dall'inizio alla fine, come se nemmeno un giorno fosse passato.
Ho promesso a me stessa, tempo fa, di vivere all'essenza. L'essenza è la linfa, bisogna scavare un po' per arrivarci, e non sempre si vede, ma è quello che dà vita. Per trovarla, capirla, bisogna liberarsi degli strati sovrastanti e concentrarsi su di essa. E l'essenza, l'essenza non cambia. è la base dei profumi, la più vera e profonda natura di noi stessi.
Come un albero non cambia la propria natura di albero, ma cresce in altezza, cambia forma, cambiano i suoi rami e le sue foglie, così cambiamo noi. Ma quello che scorre nel profondo, quella linfa vitale, il fiume che nutre la nostra anima, rimane invariato.
Quando scrivo, mi rileggo, mi rincontro. è come ritrovare una vecchia amica. Ed è un sollievo ritrovarmi.
[Perdere tempo/Prendere tempo. Grande differenza, cambiamento minimo. Dal tempo che perdo/prendo spuntano meraviglie.]
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