venerdì 15 luglio 2011

It's only fear

È sempre la solita storia dell'equilibrista, appeso a una corda con la sua vita al seguito. E poi, in un determinato momento, qualcuno taglia la corda. L'equilibrista cade a volo d'angelo, tocca terra con un tonfo e perde tutta la propria grazia, l'aura di magia che lo circondava. Ora non è altro che un essere qualsiasi, pancia a terra con il viso nella polvere. Assieme alla corda anche dentro l'equilibrista si è spezzato qualcosa. Mentre rimane lì, per terra, si ricorda di quando era piccolo. Di quando sua madre lo raccoglieva dalle cadute, lo teneva tra le braccia e gli diceva “è stato solo un gran spavento”, e poi lo baciava e lui si rimetteva in piedi. Rimanevano i rivoletti di sangue sulle ginocchia e i lividi, ma la paura se ne andava tutta d'un colpo.
È così signori. Abbiamo talmente tanta paura di cadere che non ci basiamo più su quanto realmente può fare male il colpo della caduta. È tutta paura di toccare terra. È paura di zoppicare per tutta la vita, è paura di non sapersi rialzare, è paura che ci vedano gli altri, inermi e a terra.
L'equilibrista adesso sta bene. Cioè, per quanto possa stare bene uno che è appena caduto da una altezza considerevole, con un rischio non trascurabile di rimetterci le penne. È che signori, vedete, ora che l'equilibrista è a terra, ora che è successo proprio quello che lui temeva, ha guardato dritto negli occhi i propri timori e solo ora vede tutto con chiarezza. Ha perso la paura. Ha davanti a sé tutte le possibilità, un mobile di cassetti ripieni di sogni accantonati. Ha davanti a sé un'altra strada, un'altra vita da intraprendere, e questa volta senza titubanze, senza più insicurezze sui propri passi. L'equilibrista si rialza: zoppica, ha qualche osso rotto forse, un paio di brutti lividi, alcune ferite profonde. Niente che il tempo, grande guaritore, non possa risanare. All'inizio ogni passo fa male e gli costa molta fatica, ma poco a poco, passo per passo riesce a stare meglio.
Nei camerini l'equilibrista appende al chiodo la propria corda spezzata, l'asta con cui manteneva l'equilibrio, tutto quello che faceva parte della sua vita di un tempo. Lo vediamo allontanarsi claudicando, verso una nuova vita imperfetta, che inizia con le sue gambe, i piedi per terra, e soltanto la strada come aspettativa.

“Don't be afraid to cry
because you know my dear, it's only fear, it's only fear
yes my dear
do you hear?
It's only fear, it's only fear, it's only fear
that keeps you locked in here.”  

1 commento:

  1. Tante volte la paura di cadere, però, serve per non farti perdere qualcosa di importante, che già hai e che non ti è assicurato avere ancora una volta che fai il passo successivo, credo.

    Ma è anche vero che, una volta caduto, l'equilibrista riesce a vedere tutto con chiarezza, perchè ha affrontato la paura e si è fatto coraggio. Le strade sono tante, adesso. Ma prima, chissà perchè, forse stupidamente, vedeva un'unica soluzione. Magari stare lì, in equilibrio, comunque in pace. Da democristiano.

    Grazie Leti per questa canzone. Ascoltarla a quest'ora della notte mette i brividi e fa scendere due lacrime cariche di speranza. Viva speranza.

    It's only STUPID fear. Do you hear? 'CAUSE I'M A STUPID FEARFUL! (Sì, l'alcol fa brutti effetti.......)
    Robbi

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