Mi arrampico sulle pareti lisce dei miei pensieri, e inevitabilmente ricado sempre a terra.
Mi perdo nella matassa di domande, come, quando, perchè?
Sono i miei "perchè" che mi assillano, tutte queste spiegazioni mancate, glissate, che ci scivolano addosso senza un senso apparente. I miei "come" mi riportano a terra, a fare i conti con una realtà sgradita. Le curve inaspettate di una vita improgrammabile.
Prima o poi bisognerà pur smettere di pensare, di parlare, di scrivere. Bisognerà agire, bisognerà andare decisi.
Barcollo sul cursore del computer, continuo a scrivere, senza andare, senza agire.
Scrivo e basta. Scrivo e penso.
E vorrei che fosse abbastanza, oh, se solo potesse essere abbastanza.
Più che un pensiero ho una speranza. Che chi porta luce, trovi luce.
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