domenica 26 febbraio 2012

La scia.

Lacrime di rimmel.
Lasciano scie nere sui polsi mentre il viso sprofonda tra le mani.
Metaforico che quando si piange il trucco si sciolga, è come se il corpo volesse liberarsi da coperture di ogni sorta. La reazione allergica dell'anima all'apparenza.
Sdraiata supina sul letto finisco quel che c'è da finire. Rimane la scia umida di una lacrima al mascara, e il cuore che da qualche parte nel petto ha finito per annodarsi con l'esofago.
Fatto sta che lo sento lì, pesante e affaticato, non si muove di un millimetro.
Trascino il mio corpo rigido sotto la coperta, stringo i pugni e in un modo o nell'altro arrivo anche a dormire.
Il sonno scuro e profondo di chi è stanco di sognare.

1 commento:

  1. Sapevo che avresti scritto qualcosa stasera...
    Ero qui che ti aspettavo...
    Quando domani mattina ti ritorneranno le forze sappi che ti stavo aspettando. Anche gli altri tuoi amici ti aspettano. Persino la vita ti aspetta. Quelli che corrono sono i sogni appunto. Corrono come nubi sulle aride distese del mondo e la loro pioggia in effetti sono le lacrime. Non dimenticare però che quelle nubi sono "ammaestrate" (ti piace no questa parola?).
    I sogni conserveranno sempre la loro anima selvaggia, ma sanno chi è il loro padrone. Non dimenticare chi dirige l'orchestra. Guardali con orgoglio, anche se uno su mille si realizzerà sono comunque figli del tuo cuore e saranno sempre all'altezza di chi li ha generati.
    Sogni d'oro.

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