È stata una giornata pesante.
Di quelle che difficilmente ti scrolli di dosso andando a letto.
Come il sale sulla pelle dopo un bagno in mare, mi sento che gli avvenimenti si depositano su di me, formano una sottile coltre sui miei occhi che non mi permetterà molto presto di tornare a vedere il mondo come prima.
"..Mio marito mi dava le botte alla testa, che sai, adesso non capisco più tanto..". "Il mio lavoro non mi piace perchè lavoro come una schiava".
Alzo lo sguardo al cielo, per non mostrare le lacrime galeotte.
Maledizione, mai una volta che riesca a ragionare a mente fredda, mai una volta che le emozioni non si aggrappino al mio stomaco facendomi fare acrobazie da cretina per non mostrarle.
D'altro canto sono un essere umano, cuore pulsante e pensieri. Come disse una persona saggia, quando si è soli in un paese straniero si ha bisogno di sentire battere il cuore delle persone che si incontrano sul proprio cammino. Impartisco abbracci, sorrisi, tranquillità posticce.
Ma dentro ho inquietudine.
Domande sulla fetta di mondo che mi è spettata alla nascita e su chi decide, chi ci assegna il diritto alla dignità a seconda del nostro luogo natale. Ho un senso di responsabilità mancata, di coscienza fallita.
Esco scherzando con le ragazze, le saluto come sempre, le osservo allontanarsi.
Donne che, con queste storie nel loro presente ogni mattina, sono ancora capaci di sorridere.
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