giovedì 16 giugno 2011

Delirii

Ne vale la pena ne vale la pena ne vale la pena ne vale la pena.
Sembra diventato un mantra nella mia vita. Parole vuote che hanno smesso di avere un significato. Collezionare bei voti per poi sentirsi ancora più vuoti di un letto vuoto. Ho l'impressione che ci sia qualcosa che gira per il verso sbagliato, e non lo so, sono sensazioni, però perchè tanto studiare perchè tanto ammazzarsi di lavoro, perchè tanto patire? Per costruire le mie sicurezze di cartapesta, per innalzare io stessa i muri che mi opprimeranno, per avere successo ed essere il meccanismo perfetto di un mondo che funziona grazie ai soldi e all'individualismo?

I miei genitori si sono fatti il culo per farmi studiare, per garantirmi una vita felice, mi hanno spianato la strada e hanno tagliato le erbacce intorno a me. Il loro obiettivo è sempre stato quello di rendere felice la vita dei loro figli. Vivo dei benefici che loro mi hanno garantito e mi sento un mollusco, priva di spina dorsale, e un parassita che vive di rendita sulle spalle degli altri. E che cosa farò io per i miei figli? Cercherò di avere anche io un sacco di soldi per potergli rendere la vita facile perchè così o si sentiranno in colpa per essere dei parassiti o non si renderanno mai conto di avere avuto ogni beneficio senza dover mai pagare nessun prezzo?

“Ne vale la pena” è solo una frase di circostanza, tipo ciao come stai o ci vediamo. Non credete a chi vi dice che ne vale la pena, non ne vale la pena. Non vale la pena studiare per essere una rotellina dell'economia, non vale la pena arrivare in alto, no no no. Vale la pena restare venti minuti ad ascoltare la storia della portinaia dell'università, vale la pena fare fronte a un imprevisto dicendo “troverò tempo anche per questo” anziché sbuffare perchè si perde tempo, vale la pena fermarsi a cercare di capire.
Varrebbe la pena piantare un ulivo per vederlo crescere frondoso e per proteggerlo dalle intemperie delle stagioni, per pensare che un giorno i suoi frutti porteranno qualcosa di buono al mondo, per riposarvi sotto. Tutto il resto ha un'importanza così relativa, e così sciocca, confronto a un ulivo piantato. Sarebbe più utile a mondo che il mero vivere per se stessi. 
Come si diceva una volta per scherzare “fermate il mondo, voglio scendere!”. Ma questa volta sul serio.  

1 commento:

  1. Sempre più spesso faccio questo ragionamento anche io. Perchè affannarsi, anzi penarsi, per poi rischiare di non essere davvero felici? Perchè volere a tutti i costi entrare in quel mondo che è davvero soldi e individualismo?

    Io ovviamente faccio un distinguo tra il mio e il tuo futuro, sarebbero professioni distanti per tanti fattori. Però credo che qualcosa le accomuni: la nostra passione per qualcosa. Per le lingue tu, per i bambini io. Tu mi insegni che passione deriva dal latino patior o dal greco pathos, quindi se hai deciso di intraprendere questo cammino non è solo per i tuoi genitori, ma è anche per te stessa, perchè per arrivare a qualcosa che ci piace dobbiamo un po' patire... ne vale la pena, insomma.

    Però non smettere di guardare crescere un ulivo, non smettere mai di ripararti sotto una grondaia a guardare i temporali e se ti prende lo spunto giusto, vacci sotto e inizia ad urlare! =)
    Per dirla con Vittorio Arrigoni, restiamo umani e quindi continuiamo ad ascoltare le storie della portinaia. Prendiamoci però anche la briga di scendere da questo mondo, ogni tanto. Tanto passa ogni 20 minuti, come il tram. =)

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