Dentro la mia testa ci sono grandi domande che rimbombano e rimbalzano, del tipo “perchè ci ostiniamo ad allevare i bambini a pane ed illusioni? Perchè farcirgli l'infanzia di inutili speranze, sogni irrealizzabili, il famoso “e vissero tutti felici e contenti” che mai si avvera nella realtà??”. Tempo fa mi giustificavo rispondendomi che a un bambino non gli si può stroncare la speranza da piccolo, bisogna alimentare il loro fuoco con piccole bugie a fin di bene, bisogna dargli motivi per avere voglia di vivere e voler ancora giocare al “io da grande voglio essere...”. Se no il poveraccio arriva ai dodici anni e, sulla soglia dell'adolescenza, si spara un colpo.
Eppure c'è ancora qualcosa che non mi quadra, queste domande tornano a tormentarmi. E questa volta non trovano la loro giustificazione facile che le mette a tacere per un altro po'. Creano scompiglio e mi tengono sveglia. Ieri notte pensavo che alimentare in un bambino tali fandonie equivale a portarlo al ventunesimo piano di un palazzo, caricarlo ben bene, fargli ammirare la vista e le bellezze della città e poi semplicemente mollarlo giù, lasciare che si faccia tutti i ventuno piani in volo e infine si sfracelli al suolo.
Insistiamo nell'allevarli con Cenerentola, e La Bella Addormentata nel bosco, o ancora Biancaneve eccetera, tutte storie di riscatto, quando nella vita reale siamo perfettamente coscienti che non sempre c'è il riscatto. Poi quando gli devi spiegare che mamma e papà “staranno separati per un po'” tu a confronto con la Bella Addormentata diventi una perdente. Ci contraddiciamo nella linea educativa, gli montiamo la testa e poi troviamo difficile spiegargli la morte improvvisa di un caro, o il gattino che è scappato.
Ora io mi chiedo se non sarebbe il caso di diluirgli nel tè un po' di disillusione. Non dico smontarli completamente, tarpargli le ali, dirgli che la vita è una merda, per carità, che poi questi alla prima delusione si imbottiscono di sonniferi e altro che Bella Addormentata! Semplicemente indorargli meno la pillola, insegnargli che nella vita a volte bisogna ingoiare merda, che ci sono sorrisi, amore e amici ma che non sei sempre splendido, col sorriso e con l'amore della tua vita accanto. Che a volte, “succede” è l'unica spiegazione di fronte a una disgrazia.
Credo che i bambini siano sottovalutati. Sono piccoli, ma non imbecilli. Se continuiamo a proteggerli con le nostre storielle e a fare buon viso a cattivo gioco, finisce che arrivano a ventidue anni che ancora non hanno capito come gira il mondo e continuano a sperare nel happy ending. Penso che insegnargli sin da piccoli che la vita è un'altra cosa rispetto alle favolette sia terapeutico; è uno strumento in più per affrontare il mondo. Mamma uccellino spinge i suoi piccoli fuori dal nido in modo che imparino a volare, e certo, per un po' li vede precipitare, ma poi essi comprendono di avere delle risorse, di avere le proprie ali, e spiccano il volo. Si salvano da sé, senza bisogno che ci sia la mamma a proteggerli dai rischi.
Piantiamola di costruire mondi di cristallo tanto belli quanto fragili, che quando si sbriciolano lasciano dietro di sé innumerevoli ferite di difficile cicatrizzazione.
bisogna insegnare che le favole hanno il lieto fine e la vita vera non ha neanche la fine, poi non tutti i bambini sono uguali alcuni sanno resistere molto meglio di noi adulti ai colpi che ci da la vita, per quanto riguarda le favole, be presto alle favole sulla bella addormentata si sostituisce l'uomo ragno, che è molto più reale e pian piano riescono a vedere veramente i colpi che da loro la vita, certo ultimamente ci sono molti problemi derivati dalla scarsa tolleranza alla frustrazione, ma secondo winnicott non stimolare la fantasia dei pargoli, significa non dargli neanche le ali per volare le fiabe il gioco servono a questo a fare uscire il bambino dalla dipendenza nei confronti della madre e a metterlo sul cammino verso l'indipendenza...
RispondiEliminaLeti.. le favole per i bambini vanno bene fino alle elementari si e no.. non mi sembrano così tonti da credere a cenerentola anche dopo i 10 anni..
RispondiEliminaA parte che.. bisogna distingure tra: favole della disney e tutto il resto! e anche tra le stesse favole disneyane aprire un'ampia parentesi.
Non c'è sempre il lieto fine per dire sui libri di favole di esopo o simili.. (vedi la cicala e la formica, la volpe e l'uva, ecc..)
Poi bho.. non sono esperto del settore quindi mi fermerei qui.
Però.. mi sembra invece che i bambini adesso siano molto più disillusi di prima.. ma questa è una mia opinione..
Per concludere: la favola non esiste (credo) per far vedere che esiste il lieto fine ma per mostrare come superare alcune prove della vita cercando di rimanere dalla parte dei.. "buoni".
E forse anche dare una scala di valori.
Reds
@ shadow: innanzitutto grazie per il commento ^^ sì, è vero,i bambini sono diversi ma come anche le persone sono diverse tra di loro e nelle loro reazioni. E poi non dico di smettere completamente di stimolare la loro fantasia, togliendo loro fiabe e quant'altro, no no, sono alcuni messaggi distortiche mi fanno arrabbiare quello appunto del "riscatto a tutti i costi", della poverella che diventa regina, dell'amore che alla fine arriva, della vita felice. Mi oppongo a un modo di proteggere i bambini sempre e comunque, foderando i loro occhi di prosciutto.
RispondiElimina@reds:è una questione di educazione, di impronta che ti danno. è chiaro che quando arrivi a ventidue anni non credi più alla storia di cenerentola, però indubbiamente nella tua educazione lascia un segno il fatto che ti sia stata raccontata un sacco di volte. Inconsciamente sei portato a cercare la tua vita felice. Non me la prendo con tutte le favole, sia chiaro, alcune anzi sono molto significative come quelle di Esopo, altre invece, che sono nella letteratura infantile da anni sono altamente discutibili. ad esempio la bella addormentata, o biancaneve, che non fanno nulla per "essere dalla parte dei buoni", semplicemente stanno ferme aspettando di essere salvate. E l'uomo che le salva puntualmente arriva. ecco, questo secondo me è un messaggio distorto e sbagliato.
RispondiEliminaBene, posto che alcune favole sono assolutamente "maschiliste" "condofrmiste" e "buoniste"(anche se le loro versioni originali non lo sono per niente, anzi.. sono quasi macabre.. soprattutto quelle dei fratelli Grimm), la domanda è:
RispondiEliminache messaggio dare?
-che non esiste il riscatto? non è vero che non esiste, è solo molto difficile, e per questo devi essere invogliato a riscattarti.. è sbagliata l'idea che "tanto non ci possiamo fare nulla". Almeno.. è sbagliata per me...
-dobbiamo dire ai bambini un po' stile sparta: guarda, fa tutto schifo, puoi faticare una vita che tanto non ci caverai mai un ragno dal buco!
-dobbiamo dire che non esiste l'amicizia, l'amore? forse su questo in realtà un po' ti do ragione: nelle favole l'amore e l'amicizia sono perfette.. nella realtà no, si soffre, ma ciò non vuol dire che non valga la pena provare a mettersi in gioco..
Non so Leti, non ho neanche io la risposta, ma su una cosa ti do perfettamente ragione: i bambini non sono per nulla stupidi, e non dobbiamo prenderli in giro! proteggerli finchè non se la cavano più o meno da soli ovviamente sì.. ma stando attenti a non illuderli con sogni troppo perfetti.
Reds
Interessantissimo spunto di riflessione mia cara! U_U
RispondiEliminaMolte cose sono già state dette, rischio di apparire ripetitivo, ma fa parte del gioco.
Da futuro (si spera) maestro di scuola d’infanzia credo che la scuola sia fatta bene se piena di esperienze. Le esperienze ti arricchiscono e rendono più opaca la pillola dorata della favola dal lieto fine. Basta anche solo un litigio per un pennarello, il gioco che se lo porti a scuola lo devi fare usare anche ai tuoi compagni di scuola “perché è così e l’abbiamo stabilito all’inizio dell’anno”.
Tutto ruota attorno all’immagine del bambino che una determinata strategia pedagogica decide di attuare. Da parte nostra (ma come parlo?!), ci hanno insegnato che davanti avremo un bambino competente.
E quindi iniziare sin dai 3 anni (con la dovuta elasticità, s’intente) a trattare con loro come se stessimo parlando con persone potenzialmente capaci di fare e capire tutto (l’errore comune è considerarli adulti in miniatura) credo sia un buon metodo educativo.
Passando alle favole, alle fiabe, alle storielle, anche lì dipende da quale immagine del bambino si vuole adottare. Raccontare ogni giorno la storia che ha il lieto fine, parlo per esperienza personale, non è necessariamente un male. Anzi, il rischio maggiore è che i bambini si annoino e chiedano un po’ di azione! Quindi intervengono (o dovrebbero intervenire, secondo me) altri agenti, tipo la famiglia, gli amici, a smontare il paradiso. La chiave, mi ripeto, sta nelle esperienze. Fare un’uscita, andare in campagna, andare su un cantiere e poi discuterne discuterne e discuterne. Far uscire dalla loro bocca eventuali punti neri della vita reale.
Ricordandoci che noi combattiamo contro il più bastardo e forte dei nemici. La televisione di OGGI.
Mi starò dimenticando sicuramente un sacco di altra roba, ma sono strafatto oggi… Direi che può bastare. O no? =P
Leggendo il tuo commento di risposta a Reds mi sono venute in mente alcune cose.
RispondiEliminaTu dici che "Inconsciamente sei portato a cercare la tua vita felice", come conseguenza delle favole che ti in inculcano da bambino, ma non è proprio vero. Secondo me siamo portati di natura a cercare cose - persone - luoghi che ci fanno stare bene e ci rendono felici.
Poi in realtà devi ammettere che i tempi sono cambiati parecchio dai primi film della disney e anche la visione della donna nei cartoni è cambiata notevolmente.
Ok, noi siamo cresciute con biancaneve e la bella addormentata e tutte le prime principesse della disney che non fanno un chilo e una mazza dalla mattina alla sera e un principe pieno di soldi e oltretutto strafigo piomba dal cielo a sposarsele. Suppongo che negli anni 40-50, quando sono usciti questi cartoni, proporre una diversa immagine della donna sarebbe stato controproducente e nessuno lo avrebbe capito.
Però guarda i film degli anni successivi.
Tipo Mulan, dove lei va addirittura in guerra travestendosi da uomo. O nella principessa e il ranocchio, dove lei lavora giorno e notte per guadagnare i soldi per realizzare il suo sogno e il principe invece e un buono a nulla che si aspetta tutto pronto dalla vita.
Per dire. I cartoni rispecchiano il tempo in cui viviamo e si evolvono come si evolve la società (quindi probabilmente noi abbiamo le idee molto più distorte sulla vita di quanto non ce l'abbiano i bambini di oggi, visto che a noi hanno rifilato cenerentola & co per tutta l'infanzia).
E un'altra cosa. Che uno conoscendomi non lo direbbe ma invece è proprio così. A me piace il lieto fine. Mi piace perchè vedo tanta merda in giro e almeno nella finzione mi piace che le cose vadano bene. E penso che non sia importante tanto quel "vissero per sempre felici e contenti" alla fine, ma il modo in cui ci si arriva. E' il viaggio che conta, non la destinazione. E se vedo un cartone in cui le persone combattono per gli ideali e si fanno il culo quadrato per riuscire nell'impresa, bè, allora quello mi sembra un messaggio giusto e da appoggiare. Poi ok, magari dobbiamo dire ai bambini che nella realtà non sempre funziona tutto dei nostri progetti, che magari ci ammazziamo per una cosa che poi alla fine rimaniamo delusi. O che ci sono delle cose che non possiamo controllare, come la morte e le malattie.
Ma se guardi bene trovi anche queste cose qui negli ultimi cartoni. In Up c'è la problematica di non poter avere figli e sia in questo cartone che nel re leone (ma anche in altri) si affronta il tema della morte (e io ammetto che la morte di Mufasa mi fa ancora venire il magone per quanto mi aveva fatta stare male quando ero piccola).
Quindi, spezzo una lancia a favore dei cartoni (diciamo che salvo quelli usciti dagli anni 80 in poi) e metto al rogo quelle sfigate di biancaneve, cenerentola e la bella addormentata, che tanto comunque mi sono sempre state molto sulle palle :)
Chia :)
Ragazzi siete dei vulcani, mi avete lasciato a bocca aperta, non c'è che dire!Mi prendo un po' di tempo e vi rispondo:
RispondiEliminaAndre.
effettivamente i messaggi che scrivi tu non sono per niente allettanti. Come sempre in tutte le cose credo che la risposta giusta sia nel mezzo. "in medio stat virtus" no? Ci vuole equilibrio nella vita e in tutte le cose che si fanno, secondo me. Io forse a volte trasudo cinismo ma è perchè non voglio che le cose siano dipinte a colori pastello,e lo dico perchè io stessa a volte sono troppo idealista e troppo innocente e i bocconi amari li ho dovuti ingoiare tardi. Non voglio rovinare l'esistenza ai bambini, nè togliergli l'immaginazione o la voglia di diventare grandi per fare grandi cose. Io stessa continuo a sognare di diventare grande per fare grandi cose, ma ora lo faccio con i piedi di piombo. Credo che la questione sia fare accettare loro poco a poco che le cose non sempre vanno a finire bene, che la fatica e la sofferenza sono parte della vita. Ovviamente è necessario farlo piano piano, con morbidezza, non dandogliela sempre vinta, lasciandoli piangere per i fatti loro, e vedendo come se la cavano a risolversi i problemi da soli. Meglio abituarli da piccoli a "fare da sé" che farli arrivare a ventidue anni col senso di smarrimento quando devono sbrogliarsela da soli. è spartano quanto basta direi, quanto basta per non crescere dei mammoni.
Robbi
haha sono completamente d'accordo (visto che ho iniziato coi proverbi in latino tanto vale continuare "ubi maior minor cessat"). Sono le esperienze che stemperano i colori pastelli delle favole. è bello sentire il parere di chi esperimenta sul campo i metodi educativi! :) grazie!
Chia
mi sono spiegata male, con "inconsciamente uno è portato a cercare la propria vita felice", intendevo con la felicità che ci è stata propinata dalla televisione e dai cartoni. La felicità perfetta. è chiaro che siamo tutti perfettamente consapevoli che non esiste la "felicità perfetta" tutto ha le proprie pecche, le proprie crepe. è altrettanto chiaro che ognuno di noi cerca di perseguire quello che pensa che sia la propria felicità, attrvaerso i luoghi, le persone, gli eventi che cifanno stare bene. Eppure quando c'è qualcose che non va ci concentriamo su quello come ci concentriamo su un mal di pancia acuto. C'è un verso di una canzone che mi fa pensare, è di ray lamontagne, e dice "never learnt to count my blessing, i choose instead to dwell on my disasters" che si tradurebbe più o meno in questo modo "non ho mai imparato a considerare le mie fortune piuttosto ho scelto di soffermarmi sulle mie disgrazie". La felicità perfetta è un imposizione esterna o viene da dentro di noi? Io credo che sia esterna,una questione di apparenze, per questo mi ci oppongo con tutta me stessa.
Per quanto riguarda i cartoni hai ragione, anche io stavo pensando al re leone e a come non tutti danno un messaggio sbagliato. Me la sono presa con cartoni ben specifici perchè sono ancora molto in voga (lo vedo da mia nipote) e mi fanno arrabiare. Anche a me piacciono i finali felici, però solo quando hanno quella punta di realismo per cui ci insegnano che siamo noi i fautori dellla nostra felicità. Mi piacciono i finali felici quando i protagonisti riescono a trovare la propria felicità anche in mezzo alle cose che non vanno bene. Il messaggio da lanciare è: "non dipende dagli altri, dipende da te" siamo noi i fautori della nostra felicità.
grazie ancora a tutti per aver dedicato tempo a commentare, mi sono serviti tanto i vostri punti di vista!
un abbraccio!
Ai bambini (sotto gli 11 anni) qualche "pillola di speranza" va somministrata obbligatoriamente.
RispondiEliminaNel periodo 11-18 anni (adolescenza) bisogna iniziare a "diluire la disillusione nel té" a piccole dosi (via via crescenti).
Dopo i 18 anni la disillusione arriva da sè: anzi l'età adulta è proprio il periodo della vita in cui si impara a convivere con la disillusione.
Per quanto riguarda il problema delle illusioni, temo non tanto l'effetto che le fiabe hanno sui bambini, quanto la presa che ha il cinema sugli adolescenti. Il cinema fa credere (con grande forza evocativa) agli adolescenti che esista chissà quale radioso futuro (amicizie eterne, amori meravigliosi, studi appassionanti e lavori stimolanti). Il cinema, in fondo, è un posto un pò triste in cui lo spettatore va a sognarsi una vita che non avrà mai (un pò come una moderna "fumeria d'oppio"). Quindi i genitori hanno il dovere di esercitare una "inflessibile critica cinematografica" (con relativa demolizione delle illusioni) assieme ai figli adolescenti. Il cinema e il sogno possono essere davvero pericolosi.
"Le favole non insegnano ai bambini che i draghi esistono, questo i bambini lo sanno già! Le favole vogliono insegnare ai bambini che i draghi possono essere sconfitti..."
RispondiEliminaRoberto Benigni