Una graziosa casa in periferia, due
bambini, sicurezze economiche, una macchina grande abbastanza per
portare in vacanza tutta la famiglia, una vita spesa per mettere le
tende alle finestre.
Dentro ho un elastico. Rimango viva
perchè l'elastico è teso, è sempre diretto verso qualcosa di
diverso da quello che ho. Quando viaggio, l'elastico anela alle
quattro mura, alla stabilità affettiva, alle tende alle finestre.
Quando sono fissa vedo il cielo che scorre sopra di me e vorrei poter
correre con lui. Respingo le sicurezze di cartone che ci costruiamo
attorno, la vita sedentaria di chi ha radici troppo profonde,
l'esistenza patinata del mondo delle “cose”.
“Non voglio cose. Sempre cose, cose,
cose, cose...”
La vita tranquilla nella casa in
periferia non mi fa gola. Forse un giorno. Forse un giorno la mia
massima aspirazione saranno le certezze. Oggi voglio camminare sul
filo del mio elastico teso, voglio desiderare sempre qualcos'altro,
sognare troppo in grande. Voglio assecondare il mio impulso di
correre, per non dovere mai ritrovarmi a scappare. Scappare da me
stessa, dalla vita che ho costruito, dalle restrizioni e dalle
convenzioni.Perchè vedete, signori, chi ha l'impulso di correre è
mosso dalla brama di vita, chi ha l'impulso di scappare è mosso
soltanto dalla forza della disperazione.
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