Lara dovette suonare il campanello più volte prima che una flebile voce uscisse a risponderle. La vecchia zia non sapeva nemmeno dove era il bottone per aprirle la porta,"Quello nero grosso,zia!", le pareva inconcepibile che nel ventunesimo secolo sua zia stentasse ancora a usare le tecnologie più elementari, come ad esempio un citofono. "Ah, bisogna proprio insegnarle tutto" riflettè spazientita mentre si sistemava i ricci ribelli davanti al vetro del portone, ancora chiuso. Fu un attesa di un paio di minuti che a Lara sembrarono infiniti. Giornalista, notoriamente disavvezza ai tempi morti e alle attese prolungate, era abituata a dover cambiare gli articoli nel giro di qualche secondo. Gli attimi facevano una differenza abissale nel suo lavoro, non si poteva permettere di sciuparli così. Finalmente il portone accennò ad aprirsi e da dietro spuntarono una ciocca di capelli neri e un nasone, tratti inconfondibili della zia Emilia. Lara si fece sorprendere immersa nel suo blackberry, completamente assorta in qualche affare non discutibile. La zia non tentò nemmeno di distoglierla, conosceva le reazioni burbere della nipote, e semplicemente si riavviò su per le scale zoppicando. Il citofono l'aveva sconfitta, non aveva ancora capito come far funzionare quell'aggeggio diabolico,e piuttosto che dover chiedere aiuto alla vicina o peggio, alla nipote, faceva tre piani di scale a piedi con le ginocchia dolenti. L'orgoglio scorreva nei geni di famiglia, e in questo Emilia e Lara non erano poi così diverse. In tutto il resto però..
Lara prese a salire le scale senza distogliere l'attenzione dai suoi affari rinchiusi in quel telefonino nero. Mentre faticosamente arrivava al terzo piano, zia Emilia realizzava sempre più quanto le due fossero su due binari completamente diversi. D'altro canto non si potevano ignorare i trent'anni di differenza che intercorrevano tra esse. Emilia aveva rinunciato al lavoro da parecchio tempo, esattamente dieci anni prima, nel momento in cui avevano diagnosticato una malattia degenerativa al marito.
Lara giunse sul pianerottolo dell'interno 6 di via Cavour senza staccare gli occhi dallo schermo luminoso. Zia Emilia la attendeva sulla porta, con un' espressione rassegnata dipinta sul viso. Finalmente, nel varcare la soglia dell'appartamento Lara lasciò cadere il blackberry nella borsa capiente. L'appartamento della vecchia zia aveva un corridoio lungo e oscuro, nell'aria aleggiava un odore nauseabondo di brodo di pollo. Un vago sentore di vecchiume e di morte restava sospeso sopra di loro. Lara odiava quel posto, odiava l'ordine morboso della zia, dei suoi mobili austeri poggiati lungo le pareti, dei mille soprammobili acchiappapolvere che da piccola le venivano vietati e tolti dalle mani. Zia Emilia una volta era stata una donna austera e vecchio stampo, non amava particolarmente i bambini e non le aveva per questo regalato la gioia di un cugino. Il tempo aveva smussato zia Emilia, aveva incurvato la sua schiena una volta tanto ritta e rigida. Le sventure della vita l'avevano prostrata come un fiore che gradualmente piega la testa. A malapena usciva di casa, zia Emilia. Per questo la madre di Lara la esortava ad andarla a trovare di tanto in tanto, per portarle una ventata di novità e giovinezza. Emilia scortò la nipote nella camera da letto, dove lo zio giaceva dormiente tra le coperte. "Chissà poi perchè deve per forza ricevere gli ospiti in questa camera da letto stantìa" rimuginava Lara con aria disgustata. Mancava l'aria nella stanza e la luce filtrava solo attraverso una fessura tra le tende spesse. Lara si accomodò su una poltrona mentre la zia adottò la sua solita posizione sulla sedia di fianco al letto dove dormiva il marito. Iniziarono a conversare sottovoce, parlarono del lavoro di Lara, della giornata di zia Emilia, della madre di Lara e approdarono infine a un silenzio imbarazzante. Lara prese a osservare una ragnatela sul soffitto, pensando all'inutilità della conversazione appena terminata. Come potevano capirsi? Due donne divise dal divario generazionale, con scelte diverse alle spalle,caratteri opposti e vite divergenti non si sarebbero mai incontrate.
D'un tratto lo zio gemette, si spostò nel letto con movimenti convulsi, sospirò con veemenza. Lara scattò in piedi, accorse al lato del letto dello zio, afferrò la sua mano come per trattenerlo in questo mondo. Passata la crisi, alzò lo sguardo e vide la vecchia zia che la stava osservando dall'altro lato del letto, anch'essa tratteneva l'altra mano dello zio e allo stesso tempo la scrutava come per capire le sue intenzioni. Fu un attimo. Un breve momento in cui le differenze si appianarono, gli anni si annullarono, le scelte persero importanza. Lara vide finalmente la donna che aveva davanti, una donna che aveva versato ogni goccia del proprio tempo nell'amore e nella cura del marito, che aveva rinunciato a tutto pur di poter ancora stringere quella mano. Vide un amore forte e disinteressato, il vero amore che sa andare avanti anche se significa distaccarsi dallo scorrere del tempo del resto del mondo. Un vero amore senza tempo, senza epoca, senza malattia o germe.
Zia Emilia arrivò in fondo al cuore di quella nipote trentenne che aveva sempre considerato sciocca ed egoista. Vide una preoccupazione sincera, uno sforzo per mantenere i contatti con lei nonostante non fosse mai stata benevola nei suoi confronti. Vide gli occhi del perdono di una bambina che aveva fatto soffrire. Vide l'amore incondizionato di chi,sempre e comunque, ama. I loro occhi, entrambi grandi e verdi, si incontrarono per un breve, brevissimo lasso di tempo, eppure perforarono le loro anime.
Compassione e sacrificio si univano in quella stanza, si incarnavano in quei due corpi, eppure non furono abbastanza per salvare lo zio dal trapasso. Aggrapato alle loro mani, egli aveva adempiuto al suo dovere: aveva riunito due caratteri apparentemente così diversi eppure così simili, testardi ed orgogliosi tanto che a volte non riuscivano a vedere la grande forza che li univa: l'amore come priorità, un amore che non conosce tempo né ostacoli, l'amore che alla fine di tutto, rimane sempre e comunque il punto in comune di tutti gli esseri umani.
Non ho parole, solo sensazioni positive e un po' di pelle d'oca che parte dalla testa e arriva alla schiena. il mio cuore ti ringrazia =)
RispondiElimina