Il terremoto nella regione di Murcia, luogo dove a quest'ora un anno fa io stavo trascorrendo il mio Erasmus e che per questo motivo sento molto vicino al mio cuore, mi ha portato a riflettere sul tema della distruzione. Lorca, l'epicentro del terremoto, nonché città evacuata a causa dei numerosi danni e rischi sismici, è la città natale di molti amici e gente che ho conosciuto. Il chè, oltre a farmi mancare un battito al cuore nel momento in cui ho sentito la notizia, mi ha anche permesso di avere i miei inviati personali in loco.
Mi hanno raccontato che quello che dicono i giornali non è neanche un decimo della situazione che c'è in questo momento (bella la nostra informazione manipolata). La città sembra passata sotto un bombardamento. Edifici distrutti, altri che vengono demoliti, crepe nelle strade, ambulanze che viaggiano continuamente a sirene spiegate, elicotteri che sorvolano la zona e molto, moltissimo fumo. Che cosa deve provocare in una persona vedere la propria città, i propri luoghi, crollare a pezzi? La tua casa, il tuo cortile, la tua chiesa distrutti? Ma soprattutto, il panico del momento, non poter comunicare con la propria famiglia e i propri amici, chiedersi per quarantacinque minuti lunghi una vita intera se saranno vivi e incolumi. Chiedersi a quali nomi toccherà il titolo del giornale il giorno dopo.
C'è un altro tipo di distruzione che mi ha fatto pensare oggi. La situazione è quella di due persone che stanno insieme da diciamo più di un tempo x, che mettiamo sia due anni. Stanno insieme contro ogni previsione, stanno insieme e fanno funzionare la loro relazione, nonostante le circostanze avverse. Io non so se queste cose succedono come una ghigliottina che cala su due persone per dividerle, affilata e subitanea, o se ci sono campanelli d'allarme, se è un sole che tramonta lentamente o un bicchiere di cristallo che ti scivola dalle mani e si frantuma. Due persone che si sono sacrificate, che hanno rinunciato a qualcosa l'uno per l'altro, che hanno cambiato il corso della propria vita per adattarsi l'uno all'altro, come si devono sentire nel vedere che tutto scivola nel nulla? Qual è la sensazione di un letto vuoto la mattina, dei piedi nudi che non s'intrecciano più? Che rumore fanno i cocci di due vite intersecate che si separano di colpo?
Le città si ricostruiscono, le vite pure. Ma ci sono cose che rimangono spezzate per sempre. Ci sono crepe che rimangono a testimoniare che la terra ogni tanto tenta di scrollarci via, ci sono case spezzate a metà, ci sono patrimoni storici irrecuperabili,ci sono scatole piene di oggetti vecchi, cornici vuote, foto a brandelli, lettere piene di parole sciupate.
Sono le distruzioni che spezzano la nostra continuità, che agiscono fuori e dentro di noi, che ci obbligano a disegnare un'altra vita, a tracciare un'altra strada per noi stessi. Non c'è supercolla esistente al mondo che possa rimediare a una distruzione. Bisogna ripartire da zero, ricostuire tutto, mattone dopo mattone.
Perchè dopo una distruzione le cose non tornano mai ad essere come prima.
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