Chi è abituato a lavorare coi dizionari le trova imprescindibili, le definizioni. Non si possono ignorare le eventuali sfumature che i termini possono avere, è importante consultare anche due o tre dizionari per avere diversi punti di vista su una stessa definizione. Io pensavo che fosse una deformazione dei traduttori, ma più vado avanti più penso che sia una tendenza comune il cercare una definizione, e se non c'è, crearla. C'è chi dice che attraverso la nominazione del mondo, e dunque la definizione di esso, l'uomo ammette l'esistenza di qualcosa. Ossia ogni cosa che esiste sulla faccia della terra o nella nostra immaginazione, è nominabile. È definita.
Il potere di definire per l'uomo è una certezza. Non è ammissibile che questo pianeta sia solo una sfera vagante che ci può levare il terreno da sotto i piedi quando vuole. Abbiamo bisogno di qualche punto fisso per non avere il mal di mare, in questo mondo. E allora definiamo.
Definiamo le relazioni, gli stili musicali, le epoche, le mode, le tendenze sessuali, i segni zodiacali, e chi più ne ha più ne metta. Definiamo gli anni, definiamo il passato e definiamo il futuro.
Il problema giunge quando qualcuno cade fuori da una definizione. Se sei indeciso, in una situazione di stallo, sul confine, devi per forza andare a rifugiarti sotto la tettoia di una qualche definizione. La società ti sprona a trovare il tuo posto, il tuo piccolo sottoinsieme. Non è permesso restare nel limbo, e se ci rimani impigliato, beh, almeno dagli un nome decente.
Oggi ero intenta a pensare che una volta varcata la porta marcata EXIT di questo posto, non avrò più nessun cartellino da appormi sulla camicetta. Verrò spedita nel grigiume dell'indecisione (anche se tutto sommato, per il grigiume che vedo intorno a me tutti i giorni, la tonalità dell'indecisione non mi pare affatto male) assieme a un buon numero di altra gente. Che faremo? Ci dispereremo? Annasperemo un po' nell'intersezione di mille insiemi e poi forse sceglieremo un gruppo, e quello sarà. Sceglieremo un futuro, una professione, una casa, un partner, un animale domestico, un luogo, uno strumento musicale, una routine. Ce li sceglieremo o forse ci cadranno addosso come le cacche dei piccioni. E da lì in poi sarà tutta una definizione, signori. E allora, forse, anziché angustiarmi per il futuro, anziché pensare a possibili nuove definizioni, dovrei bearmi del mio stato di indecisa e indefinita. Dovrei sguazzarci nel limbo, non annasparci. Perchè, una volta tanto, mi è concesso di uscire da sotto la tettoia e respirare il mondo, prima di prendere una direzione. E definirmi di nuovo.
E' vero: spesso le nostre risposte sono definizioni. Tuttavia non è sempre un male. Non sono solo "tettoie" sono il vero è proprio raggio d'azione del pensiero che odia il caos. Stai parlando di etichette non di definizioni... Sarà il pensiero solido che ti difenderà dagli insiemi di cui parli perchè il loro spazio sarà ben poca cosa in confronto...
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