domenica 29 maggio 2011

Ideali che (non) tramontano

Una splendida domenica mattina, nonostante gli esami che incombono, mentre cammino per le vie della mia Forlì del cuore con la Fra, abbiamo un momento di ricordi, di enumerazione dei nostri traguardi in questi tre anni. D'un tratto ci ricordiamo del laboratorio di scrittura che dovevamo seguire il primo anno. Ricordo quanto l'avessi adorato, e ricordo anche che scrivevo dei testi in cui mettevo tutta me stessa, tutti i miei ideali. Ho provato a cercare se c'era ancora qualche relitto nel mio computer, e l'ho trovato. Si tratta di un pezzo significativo e a cui sono molto legata, sulle proteste studentesche contro la 133 del mio primo anno di università. Ve lo lascio qui, con la sua scia d'innocenza e ingenuità, ma anche di entusiasmo e di energia.

OPINIONI DI UNA MATRICOLA

Mi presento, sono una matricola. Questo già mi rinchiude nella categoria di quelli che sono stati catapultati in una nuova realtà, quegli strani esseri che si guardano intorno con l'espressione di bambini sperduti, gli occhi sgranati pronti a cogliere qualsiasi tipo di movimento. Eppure è forse proprio grazie a questa mia estraneità alla realtà universitaria che gli eventi di questo periodo mi hanno particolarmente colpito: orde di ragazzi che si sono riversati per le strade, nelle piazze e nelle scuole per fare sentire la propria voce; studenti che si sono resi disponibili a partecipare a lezioni extra curricolari pur di riuscire a saperne di più e che poi si sono organizzati,si sono riuniti tutti sotto un ideale comune, quello del diritto ad una istruzione pubblica di qualità e si sono alleati contro una riforma che sembra volerci sottrarre ciò.
Nonostante l'università italiana si trovi in un momento di crisi,e nonostante il subbuglio generale degli ultimi tempi io mi sono sentita in qualche modo rincuorata da tutto ciò. Vedere persone che hanno ancora a cuore la propria istruzione, che ritengono importante il ruolo dello studio e della ricerca nella vita di una nazione e di un popolo è stata un iniezione di rinnovata fiducia nella mia generazione. Viviamo nell'era della televisione, dei cellulari, dei computer, la nostra vita è stata resa più facile grazie alle conquiste e scoperte delle generazioni precedenti eppure stiamo dimostrando che anche noi siamo capaci di lottare per un ideale, di reclamare un diritto che ci viene sottratto sotto il naso con tanto impegno e anche qualche sacrificio, insomma che siamo all'altezza del nobile retaggio dei nostri genitori e nonni.
Chissà che cosa avrebbero pensato coloro che ci hanno definito come “fannulloni” e “perditempo” di fronte ad una aula magna piena di studenti che alle nove di sera, dopo una giornata trascorsa a studiare o a seguire le lezioni, si sono ritrovati per seguire una lezione informativa sulla legge 133? Quale sarebbe stata l'espressione della loro faccia di fronte a un centinaio di ragazzi desiderosi di studiare a tutti i costi?
Il consumismo detta legge nella nostra vita, la società ha precise aspettative da noi giovani e ci cresce secondo queste, la televisione plagia il nostro cervello ed è l'esaltazione dell'ignoranza, eppure esistono ancora dei recidivi che si ostinano a pensare con la propria testa, e ad agire di conseguenza, persone che ancora credono che il pensiero sia la più grande facoltà umana. L'università continuerà ad esistere, in un modo o nell'altro, fino a che continueranno ad esistere questi pazzi, ma tutto sommato più sani che mai, recidivi.

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