lunedì 19 settembre 2011

"Vent'anni e senza sogni"

Mentre guardavo "Vieni via con me" quest'inverno ricordo di aver ascoltato con particolare attenzione gli argomenti delle liste de "Io me ne vado perchè..." e "Io resto perchè...". Prima d'allora non mi ero mai soffermata a rifletterci, non mi ero mai posta particolarmente il problema. Io, signori, ero di quelli che se ne vanno. Per abitudine (o assuefazione) a viaggiare, perchè sono volatile come un palloncino d'elio, perchè è da qualche anno a questa parte ormai che ho un piede in Italia e uno chissàdove. Quello che voglio dirvi è che non ho mai pensato al mio partire come una fuga, non ho mai voluto lasciare l'Italia per obbligo o mancanza di prospettive, nè ho mai guardato altrove controvoglia, bensì con la curiosità di un gattino che apre scatole nuove e sconosciute. 
Eppure uno degli argomenti del "Io resto" aveva colto sul vivo. Diceva più o meno "Io resto perchè andarsene è troppo facile, resto perchè questo è il mio paese e voglio migliorarlo dall'interno". Lì, in quel momento, davanti a Rai Uno in streaming nello schermo del mio computer, mi sono sentita pervadere di vergogna. Che egoista sono stata a volermene andare. Che egoista sono stata a voler sottrarmi alla lotta per fare di questo paese un posto migliore.
Già, che egoista.
Ho fatto presto a ricredermi.
Le manifestazioni di quest'inverno, le mobilitazioni studentesche, le idee scritte, le discussioni messe in circolo, le occupazioni, tante piccole grida lontane che ai piani alti non arrivano. Siamo come formichine che tentano di urlare, di protestare, di ribellarsi contro il sedere di un elefante che le sta schiacciando. Mio padre dice sempre che formiche se si mettono insieme riescono a spostare l'elefante. E io ci credo, il problema è che, a quanto pare, non siamo in abbastanza a voler cambiare le cose, non siamo in abbastanza a voler scendere in piazza, non c'è volontà comune di ribaltare i tavoli. O altrimenti io non mi spiego perchè le cose continuino a non cambiare. “abbiamo quello che ci meritiamo”, “in una democrazia il pesce puzza sempre dalla coda” dice la gente. Il problema è insito nella società, e per la prima volta i problemi iniziano a trascinarmi giù. Non c'è volontà di cambiare. Panem et circenses, come dicevano gli antichi romani. Finchè al popolo saranno dati degli intrattenimenti e del cibo, esso rimarrà quieto.
L'Internazionale di questa settimana in una delle prime pagine ha un articolo intitolato “Vent'anni e senza sogni”, è tratto dall'Economist e commenta le conseguenze sociali ed economiche della disoccupazione giovanile. È stato un pugno nello stomaco nella mia lettura serale. Ho un amico che ha scritto una lettera a un giornale e dice di essere rassegnato, a ventidue anni.
Che cosa fa una persona che da sola vorrebbe cambiare tutto? Che cosa fa una persona che non si vuole rassegnare, che non vuole smettere di combattere, che ha insita l'illusione di poter fare la differenza in un paese che non si muove, non rema, non fa la rivoluzione?
Sembrava fosse arrivato il wind of change quest'inverno e invece era solo una brezza fresca. Dopo, tutto torna come prima. Che cosa fa una persona che vuole riprendersi le proprie prospettive di futuro in un paese che non le apre nemmeno una porta? Ve lo dico io cosa fa.
Se ne va.
Io me ne vado, cara Italia, cari italiani, me ne vado anche se sarei rimasta volentieri nel Belpaese. Me ne vado perchè Berlusconi ce lo siamo voluto noi e lo teniamo noi lassù. Me ne vado per tutte le riforme di merda che mi passano sotto il naso senza che io le possa fermare. Me ne vado perchè mi sento inutile. Me ne vado perchè avevo buoni propositi e buona volontà ed è stata mandata in fumo.
Me ne vado perchè non è veramente più possibile essere rassegnati a ventidue anni. 

1 commento:

  1. PTS! di qua: Italy: love it or leave it

    e ancora, oggi ho letto questo qui:

    Nos ha dado por el cine hoy. Esta cita es de El tercer hombre: "En Italia, en treinta años de dominación de los Borgia, hubo guerras matanzas, asesinatos... Pero también Miguel Ángel, Leonardo y El Renacimiento. En Suiza, por el contrario, tuvieron quinientos años de amor, democracia y paz. ¿Y cuál fue el resultado? ¡El reloj de cuco!". ¿La pasión destructiva y creativa es preferible a una dulce y tierna calma? Quizá dependa... ¿de qué?

    Per il resto, è una tua scelta personale. Io sono stato portato via alla forza, credo che tutti dovrebbero vivere un anno fuori, non parlo di erasmus o vacanze, quello non vale, perché hai sempre la prospettiva che tornerai, bisogna andare lontani senza questa prospettiva, e ti si apre la testa. Poi decidi se tornare o no. C'è anche un discorso di "nazionalità". Una volta che diventi immigrante lo sei per tutta la vita, non se né di qua né di là. Ma è una cosa complessa, dipende a seconda delle persone. Ad esempio, per me è un bene perché odio il concetto di nazionalità. Per altri è un male.. a volte alterni.

    Saluti ;)

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