giovedì 29 settembre 2011

Radiografia di una porta in faccia

SBAM!
Non una, non due, ma ben tre volte.
Prendere una porta sul muso fa male, sissignori. Specialmente nel mio caso, se si ha il naso lungo, fa proprio male. Che poi, dico io, s'accorciasse un po' 'sto naso, si smussasse, facesse, che so, l'effetto "naso di sfinge". No, resta lì e precede il mio arrivo di qualche millimetro. Va in avanscoperta. E nel caso sbatta una porta, beh, è il primo a farsi male.
Poi beh, dopo il naso, fa male il cervello, e poi direttamente il cuore. Dal cuore dilaga, arriva ovunque, alle braccia, alle mani, alle gambe, agli alluci e infine arriva all'anima. Ed è lì, è all'anima, che colpisce più forte, con più violenza, perchè è un male che arriva in fondo, alla parte tenera, si infila tra le fessure del guscio e ti ferisce in quei due centimetri scoperti che hai, come una lama sottile e affilata che va a colpo sicuro per uccidere.
Una porta in faccia è molto più dura di quanto si creda.
Al principio ti rimbomba nelle orecchie il suono del suo sbattere, come quando viene chiusa dal vento. Ti cedono le ginocchia e piangi un po' seduto davanti a quella porta. La cosa più difficile è accettarne la chiusura, sapere che non c'è chiave che l'apra, non c'è stratagemma per evitarla, non c'è modo di scassinarla.
E dopo.
Una porta chiusa è anche un invito alla riflessione. Inizi a pensare a quante e quali altre porte puoi aprire, a quante altre vie si possono intraprendere. Una porta che si chiude è una nuova opportunità per ripensarsi, per cambiare direzione, ma soprattutto per smettere di avere paura delle opportunità mancate.
Pensi a quanto hai odiato in passato il cammino che ti obbligava a passare per una porta stretta, a quanto hai desiderato essere fuori da quelle rotaie salde e ancorate a un sentiero prefissato già battuto. Ritorni con la mente a quando avresti pagato per avere ali di qualsiasi specie (be careful what you wish for..). Perchè diciamocelo, la libertà completa ci fa gola. Ci fa gola eccome.
Paradossalmente ora che sono completamente libera  e che davanti  a un bivio posso scegliere qualsiasi strada, mi sento che pagherei pur di ritornare per la vecchia porta stretta, con le rotaie salde e il sentiero battuto. Sono come un canarino abituato a vivere nella sua gabbietta, che vede gli altri volatili e sogna la libertà. E poi un giorno gli viene aperta la gabbia, gli viene detto "vola libero", ma il canarino è titubante, non vola, non esce dalla gabbia. Tutta la vita del canarino è lì dentro, aveva cibo sicuro e uno spazio che conosceva in cui restare. Il mondo è troppo grande per lui, non sa quali bestie feroci ci sono lì fuori, la sua gabbia è limitata, ma accogliente e soprattutto è territorio conosciuto, lì sa come muoversi. Potrebbe realizzare il suo sogno di libertà, ma potrebbe anche rendersi conto che non sa che farsene della libertà se poi muore di fame e di paura. Alla fine comunque, il canarino come me viene mandato in pasto al mondo, senza sapere come, se e per quanto sopravviverà.

Paul Simon in una canzone dice "You got to learn how to fall, before you learn to fly",e allora mi consolo e forse in fondo, questa porta in faccia qualcosa me l'ha insegnato.

1 commento:

  1. Dal mio pseudo-diario.

    19 settembre 2009
    Non sono passata al test di design.
    Ho un futuro da riscrivere.
    Vuoi saperla una cosa?
    E' una merda avere un futuro da riscrivere.
    Una merda.

    Leti, un po' forse posso capirti, perché, seppur in un modo molto diverso e più "leggero", ci sono passata anche io.
    Ma adesso, a due anni di distanza, posso anche dirti che dopo quella porta chiusa mi si è spalancato un cancello enorme che non mi sarei mai aspettata.
    Magari succederà anche a te, e poi riuscirai a guardare a quelle porte senza che ti facciano ancora male.
    Ti voglio tanto bene.

    Chia

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